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MUSICA NEGLI ASILI NIDO
La musica è una materia espressiva, creativa e comunicativa.
La questione non è solo di riconoscere l’importanza dell’ascolto e del
suo sviluppo lungo la crescita e l’educazione del bambino, ma è anche
d’interessarsi al modo con il quale si ascolta e di saperci giocare,
ascoltare, riconoscere i suoni migliorando la nostra percezione riguardo
al mondo circostante, agli altri e a noi stessi. Dopo un ascolto
musicale, ogni bambino risponde a suo modo.
Quali sono le condizioni che ci permettono di sviluppare il « suo senso
musicale » ? Come riesce a rappresentare un suono, a ricordarlo e a
ritrovarlo ? Come può giungere a sviluppare una curiosità di tipo
musicale, una maggior espressività, un desiderio di condividere e di
prolungare le sue scoperte ?
All’inizio dello sviluppo della personalità, la parola chiave per D.
Winnicott è « l’integrazione » : lo conduce all’unità, al pronome
personale io, al numero uno, rende possibile « io sono », che da senso
al « io faccio ». Bisogna lasciare al bambino il tempo affinché lui
possa essere attore dei suoi gesti sonori, di conseguenza, l’ascolto non
è una semplice ricezione, ma si educa e si trasforma, è attenzione e
intenzione. La percezione uditiva del mondo esterno del bambino è
costantemente legata alle percezioni visive, olfattive, gustative,
tattili, propriocettive. L’ascolto dei suoni è attraversato da un ascolto
corporeo globale.
Grazie ai vocalizzi del neonato, ricchi e vari, il suo corpo vibra e i
suoi gesti gli creano una grande libertà espressiva. Egli ascolta tutti
i tipi di musica con curiosità. E’ molto sensibile ai cambiamenti
dell’ambiente sonoro facendo capire il suo benessere o al contrario il
suo disagio o paure.
L’adulto quando gioca con un bambino deve essere molto disponibile, deve
assaporare il momento, prolungare un’espressione, un’emozione musicale.
L’adulto, allo stesso tempo, ascolta i suoni, la loro qualità, il loro
sviluppo ma si deve anche accorgere di un movimento, del tocco, di uno
sguardo, di un sentimento, di un modo d’essere. Bisogna offrire al
bambino un’esperienza musicale diretta col suo stile, gusto ed emozioni.
Non bisogna mai smettere di imitarli nella lallazione, ritmare le loro
parole, cullarli, improvvisare musicalmente. La storia musicale del
bambino è fatta dai primi canti, ritornelli musicali, ninne-nanne.
Molti adulti non sanno giocare con la musica con i bambino Le scoperte
sonore dei bambini invece sono molto spontanee e creative. Basta seguire
il bambino nelle sue prove e nei primi esperimenti, sbagliando e
lasciandosi sorprendere.
Come tutte le pratiche educative, il risveglio musicale del bambino
necessita di studi incrociati e di multiple riflessioni. A partire dalle
competenze della musica, alla pedagogia, alla psicologia del
comportamento, alla psicanalisi, alla filosofia.
Il bambino è molto attento ai suoni/rumori del quotidiano così come il
bambino li percepisce, li sente, li apprezza. Lo scambio musicale
favorisce un gioco ed un ascolto basato su di una concezione della
musica molto ampia. Ad esempio, l’improvvisazione, hanno sviluppato la
creatività individuale e favorito l’inventiva del gruppo.
LA PLURISENSORIALITA’
I rumori emanano tutte le sensazioni legate ad un contesto rinnovando
molte sensazioni. Riconoscere il rumore/suono di una fontana significa
anche sentirne il caldo o il freddo, i profumi dei fiori vicini, il
gusto dell’acqua, il mescolarsi di altri suoni come quello degli
uccellini, delle conversazioni, suoni lontani della valle o della
montagna. Tutto ciò entra nella nostra memoria e faranno parte del
nostro immaginario.
Un b. non è preoccupato per la forma globale di un brano musicale, ma
egli sarà sensibile alla sonorità delle voci, all’originalità si un
suono/rumore, all’espressione che si libera durante una canzone. La
materia sonora costituisce uno straordinario campo d’esperienza, di
piacere. A seconda delle loro capacità motorie, un neonato si avvicina
ad un registratore o ad uno strumento ponendo le sue mani sulle casse
per sentire le vibrazioni e di conseguenza per risentirle dentro di sé.
Con uno strumento, per esempio un tamburo, vuole grattare la pelle,
accarezzarla, picchiettarla, vuole giocare con il timbro (la diversa
risonanza dipende dal tocco, dallo sfregamento).
Tutti i cinque sensi sono stimolati anche se il toccare sembra il più
legato alla scoperta dei suoni. Questo si spiega perché l’udito, si
unisce al tocco dove le basse frequenze passano alla vibrazione, a circa
20 hertz. La scoperta musicale è dunque plurisensoriale, il bambino
esercita il suo orecchio con libertà e creatività (es. tendere un filo
d’erba tra le mani e provare a soffiare creando un suono). La scoperta
di queste materie sonore diverse supera il solo interesse per il
classico valore della musica che si trova all’interno di un brano
musicale. Il suono è la materia prima da dove il bambino diventa
recettore e produttore. Il suono/rumore è raggiunto dalle sensazioni,
dal piacere, dall’esplorazione nel tempo e nello spazio, dalla
comunicazione e dalla creazione, colmando l’effetto plurisensoriale
legato all’ascolto e alla produzione sonora.
E’ indispensabile vedere i sensi legati tra loro nonostante i diversi
parametri fisiologici, psicologici e affettivi che influenzano la
nascita sensoriale dell’uomo.
I canali sensoriali sono messaggeri delle sensazioni provate dal bambino, e
ricettacoli delle informazioni date dall’ambiente. Affinché questi
stimoli siano appropriati e benefici, bisogna che provengano
dall’ambiente dove si sviluppano le relazioni affettive del bambino. Non
si può concepire le competenze cognitive iniziali come divise dalla vita
emotiva (oltretutto sono inseparabili dal vissuto corporeo). Dato che
questa interazione è diversa per ogni bambino, dovremo dare la possibilità ad
ogni bambino di meglio interagire con le proprie potenzialità. Grazie
alle percezioni sensoriali, il bambino potrà meglio comunicare,
interagire col mondo circostante.
Nell’ambiente di ogni bambino ritroviamo molte canzoni, la polifonia
risulta naturale (cantare assieme ai bambini alla distanza di una
terza), alcuni ballano, altri succhiano il pollice, sognano, giocano o
s’allontanano. Quando la musica s’interrompe, si nota che ognuno di loro
risponde a loro modo all’ascolto o alla produzione musicale : dimostrano
allora di voler continuare l’ascolto. Quando si propone una musica con
l’aiuto del movimento (legato alle parti del corpo), non è detto che
questi imitino quello che propone l’adulto : alcuni, coccolano la
bambola, altri si muovono in modo continuamente diversificato, altri si
bloccano, altri marciano, altri corrono. Ciascuno di questi ha vissuto a
proprio modo la canzone chi come un sogno altri come suono, come un
gesto, come un’espressione proveniente dall’adulto o dalla musica.
Quando i bambini ascoltano qualcuno che suona, l’importante è di
lasciarli liberi nella loro rappresentazione. Qualche volta anche solo
lo sguardo li inibisce e blocca i gesti che si erano creati. Lo sguardo
sembra scaricare una carica affettiva troppo forte, quando invece un
scambio esclusivamente sonoro lascia una distanza e una libertà
d’azione. Il suono resta dunque, il filo conduttore, il legame leggero e
sottile di uno scambio creativo. Se si rispetta il bambino e il suo
desiderio di giocare o non, questi può diventare un vero protagonista.
Delle volte ci vuole del tempo perché questi si unisca a giocare con i
suoni : ciò non denota comunque un senso d’indifferenza. Spesso è il
contrario : osserva, ascolta e s’investe personalmente quando il suo
desiderio è troppo forte. E’ raro che si lanci alla richiesta
dell’adulto, ma piuttosto quando non sentirà più alcuna pressione su di
sé. Spesso passa all’azione quando non si immagina : alla fine della
sequenza o alla fine della giornata. Si sceglie il proprio momento :
allora gioca, concentrato, lontano da qualsiasi influenza, e ritrova
anche lui delle sonorità in un tempo molto ristretto.
GIOCO DEL CORRIDOIO
Normalmente, il bambino ricerca l’esperienza sonora, successivamente
quella psicomotoria. In un corridoio, per esempio, i bambini urlano,
ripetono il loro nome, ricercano il loro eco, ascoltano la differenza
della qualità acustica dello spazio preposto ed esplorano per il loro
piacere di ascoltare la loro voce amplificata. Attraverso questa
esperienza, si divertono, comunicano piacevolmente con gli altri. Quest’interazione
tra suono, luogo, adulto o bambino, potrebbe essere l’inizio di un’esperienza
musicale. Grazie ai suoi primi giochi vocali, il bambino riceve il
dentro (per le sue sensazioni interne) e il fuori (qualità acustica).
Attraverso molte sensazioni acustiche, riconosce la sua voce : le
variazioni, la permanenza, l’eco. La sua voce : elemento stabile,
riflesso della sua identità. Da un movimento del bambino ripreso
dall’adulto, si instaura un’improvvisazione vocale per accompagnare il
movimento. Se l’adulto si ferma, il bambino lo guarda sorpreso, una
complicità è nata : per D. Winnicott, psicanalista specializzato nello
studio affettivo del bambino, dice che questo si rivela come il sentimento di
esistere per l’altro, per sé. Questa risposta ad un suono con la voce
vive dei momenti di stasi, di silenzio : sono delle respirazioni
necessarie, ascoltare l’altro per ascoltarsi, ascoltarsi e dopo giocare.
Il bambino che gioca con i suoni oscilla tra due mondi d’ascolto.
Ascolto dei suoni esterni/ascolto dell’altro, ascolto dei suoni creati
da lui/ascolto di sé. Il solo ascolto della musica o dei suoni esterni
non gli bastano per suscitare un’espressione musicale. Il bambino, i cui
vocalizzi non sono mai ascoltati o ripresi dalle persone che lo
conoscono, non può svilupparli, perché non li lega alla propria
esperienza, non ne ha coscienza.
La ricchezza delle percezioni degli adulti è l’elemento determinante
affinché un bambino, qualunque sia la sua cultura, acceda alla musica e
poi al linguaggio.
VOCE CANTATA, VOCE PARLATA
Il linguaggio è un sistema che ha la funzione di trasmettere delle
informazioni, è un sistema di rappresentazione messo in gioco attraverso
una combinazione di segni arbitrari. I bambini prima creano i concetti
poi le parole. Per N. Chomsky, il neonato possiede una struttura
genetica potente che include una conoscenza implicita dei principi
universali che strutturano la lingua. Questa struttura funziona con un
dispositivo chiamata « grammatica universale ». In ogni modo, è
indispensabile che il bambino ascolti parlare affinché questo programma
si sviluppi : senza le informazioni linguistiche, le attitudini iniziali
non si compierebbero. I neonati devono acquisirlo attraverso la lingua.
Il bambino è immerso in un mondo di significati che dovrà decifrare
piano piano. Oltre al linguaggio, le posture, i gesti delle mani e del
corpo, le mimiche, gli sguardi, le chiamate, le sonorità vocali,
formeranno queste universo comunicativo al quale attingerà per
comunicare a sua volta. Il desiderio d’apprendere a parlare è incito in
uno scambio degli affetti, dei bisogni, e delle domande.
LA MUSICA
Le parole, in tutte le lingue, sono fatte da una moltitudine di
sottilità sonore della voce. Dovunque, quando ci si rivolge a dei
neonati, si trasformano tutte le componenti della voce, cosicché le
parole diventano rassicuranti, melodiche, leggere per affascinare,
coccolare, suscitare dell’attenzione. Le emozioni, le intenzioni che si
trovano sotto le parole sono espresse e trasmesse grazie alle
inflessioni, agli « accelerando », ai « diminuendo », alle esitazioni,
all’irritazione, alla tristezza, alla paura.
Durante i due primi mesi di vita, la produzione vocale del neonato è
legata alla fisiologia del suo condotto vocale e ai suoi stati
fisiologici. Dei suoni vegetativi ci traducono il suo benessere o il suo
disturbo.
Verso i tre mesi, la curva del suo condotto vocale si trasforma in un
angolo retto, il neonato può provare a controllare la respirazione e
mettersi a vocalizzare più liberamente. Comunque, durante questo
periodo, l’attenzione del neonato alla parola e alla voce dell’adulto,
la sua attitudine a riconoscere i suoni, i ritmi, i timbri lo prepara ad
esplorare la propria voce.
Verso i quattro/cinque mesi, i suoi vocalizzi diventano volontari e
sempre più vari : gridi acuti, brontolii, versi, bisbigli, sussurri,
rumori nasali, gorgheggi, scoccare della lingua, suoni fischiati, ;
variazioni dell’altezza, dell’intensità, del timbro, della durata.
Scopre piano piano le relazioni tra questi parametri sonori e le parti
del corpo sollecitate ( risuonatori, laringe, apertura della cavità
della bocca, posto e movimento della lingua, delle labbra). Dopo i
quattro mesi, il neonato gioca con una moltitudine di possibilità
vocali, come le sentirà ? Come impara a giocare con essa ? Il neonato è
più vicino al mondo sonoro che al linguaggio, è capace di vocalizzare
molto prima di articolare. Più grande, saprà riprendere una melodia più
facilmente che le parole di una canzone. Utilizza tutte le risorse della
voce cantata.
Verso i sette mesi, ritroviamo i primi, balbettii, chiacchierii, composti
dalle consonanti occlusive (p,t,k...), nasali (m,n...) o (ancora le g e
k) le labiali, associate a delle vocali come a e e. Queste produzioni
giocano sull’alternanza bocca aperta-bocca chiusa, sono molto diverse a
seconda del b, anche se si osserva durante questo periodo un u5tizzo
delle sillabe ascoltate più spesso. Fisiologicamente, il condotto vocale
matura definitivamente alla fine del I anno. Il controllo dell’insieme
avverrà non prima dei 4-5 anni.
Il neonato è capace molto precocemente di ripetere cantando un cigolio
di un gioco, il fischio di un aereo, il cigolio di una porta, la voce e
la sua tonalità. Può regolare l’altezza dei suoi vocalizzi su quella del
suo interlocutore : la sua voce è più alta con la madre che con il
padre.
Utilizza i suoni della gamma musicale occidentale. I suoni utilizzati
riprendono l’intervallo di terza e quinta, partendo dalla tonica. Il
repertorio delle canzoni infantili accentua questa pregnanza della
musica tonale. A questa età i bambini giocano molto passando dai suoni
molto gravi a quelli molto acuti : ne risulta una capacità e una
plasticità a giocare nello spettro sonoro.
ESPRESSIVITA’
In quale posizione si pongono questi neonati per mettersi a cantare ? I
neonati preferiscono canticchiare sdraiati sulla schiena. Il loro spazio
visivo è molto più aperto, la respirazione più rendere i loro movimenti
più ampi che posti proni. Cantano spesso manipolando un gioco, un
oggetto. La voce può commentare un’azione, esprimere uno stato d’animo,
attirare l’attenzione di un adulto, accompagna tutti i momenti della
vita quotidiana.
Quando usare dei giochi vocali all’asilo ? Nei momenti chiave della
giornata : durante i pasti, i cambi (il faccia a faccia, la vicinanza
fisica, le carezze, favoriscono le vocalizzazioni da una parte
all’altra), del vasino o della siesta.
Rispettando le preferenze, i desideri e i suoni del neonato, l’adulto
dovrà parlargli cantando in modo intuitivo e unico. Il bambino a sua
volta, ricerca questi momenti di scambio, di gioco e di piacere. Una
parola dell’adulto crea come risposta un sorriso, in seguito si
trasformerà in un suono, un vocalizzo, un sospiro, una parola.
Si evidenziano nel neonato : un’ampiezza della frequenza abituale,
un’elevazione dell’altezza dei suoni. Durante il primo anno, la linea
melodica non assomiglia ad una melodia cantata e a delle note
percettibili, ma allo sviluppo per spostamenti dolci e continui. Il più
spesso basate su dei monosillabi, le melodie danno valore alle vocali
prolungandole. La linea melodica è semplificata, unidirezionale
(ascendente, discendente, piatta) o bidirezionale (alla forma di una U).
Il discorso degli adulti tende a regolare lo stato emotivo del neonato
grazie agli effetti vocali distensivi o dinamici.
FORME MUSICALI
Due semplici forme le ritroviamo durante i primi scambi : l’unisono e il
dialogo. L’unisono, necessita un ascolto molto attento dalla parte
dell’adulto (del timbro, della durata, della dinamica e del movimento
vocale) col fine di avvicinarsi alla creazione del bambino (siamo
insieme, proviamo le stesse sensazioni nello stesso momento). Così le
ninne-nanne che danno beneficio, rilassamento anche a chi le canta. I
canti all’unisono, sono simili dato che il neonato risentirà
l’intenzione dell’adulto, un avvicinamento, un’intimità.
I dialoghi vocali, liberi o in imitazione, rappresentano la forma
sicuramente più frequente negli scambi adulto-bambino.
Verso i cinque mesi, appena prima che il neonato cominci ad emettere
delle sillabe su di un ritmo regolare, si osserva una nuova forma nel
gioco vocale della madre : canone ripetitivo. Cioè, le stimolazioni
materne comportano delle sequenze di sillabe ripetitive caratterizzate
da una segmentazione ritmica regolare della fonazione e da una
superposizione della melodia. « Dadada », « mama », rappresentano le
unità ritmiche minime universali delle lingue parlate. Questo nuovo
gioco, grazie all’introduzione delle parole, delle melodie e dei ritmi
ripetuti, permette al bambino di familiarizzare con la sovrapposizione
dei suoni, a mantenere il suo canto parallelo ad un altro. L’adulto
proporrà delle filastrocche, giochi delle dita, canzoni infantili che
saranno riprese dal neonato. Il bambino ripeterà alcune parole la cui
sonorità lo attira, l’ultima parola o l’ultima sillaba di una frase,
accompagnerà la canzone con dei dondolii, con dei movimenti delle
braccia, della testa o con delle espressioni del viso. Si metterà a
cantare al momento del silenzio, previsto o no. Anticiperà una melodia
attesa o completerà con un suono una frase incompleta. Le parole saranno
sempre veicolo di emozioni, di piacere e di giochi sonori.
VOCE, RITMO E DINAMICHE
Una musica suscita nei bambini, un movimento, il corpo intero si muove, le
mani svolazzano, i piedi o le braccia battono per terra. Le canzoni con
i gesti o i giochi delle dita mettono in valore queste corrispondenze.
Il bambino richiamerà attraverso questi gesti la canzone desiderata.
« Gioco di dita » : « Il mio giardino ». Questo gioco, per esempio,
evidenzia, allo stesso tempo, una storia, un contatto e un ritmo
particolare sul corpo del bambino. « Nel mio giardino c’è un lago »
(l’indice dell’adulto sfiora il contorno della mano del bambino), « in
questo giardino c’è una bestiolina » (l’indice sfiora il contorno del
palmo), « che sale che sale che sale...guiliguiliguili ! » (l’indice e
il medio salgono a ritmo, dalla mano fino al collo). Nei primi tempi,
l’adulto interpreterà il gioco con voci e gesti, sulla mano del bambino.
Dopo qualche mese, il bambino riprodurrà gli stessi gesti sul corpo
dell’adulto che racconterà la storia. Nel frattempo avrà già
sperimentato e memorizzato i legami che uniscono i suoni a delle
sensazioni tattili e visive. Difatti, ciascuna parte del gioco è
associata ad un tocco e ad un movimento particolari. Alle carezze si
susseguono il picchiettio della bestiolina per giungere alla salita
ritmica sempre più veloce verso il collo, per concludere con un
solletico. La differenziazione con la quale queste parti si succedono,
costituiscono l’interesse maggiore del gioco. Il gioco tra la voce e i
movimenti permettono al bambino di concretizzare la dimensione
temporale. La terza ed ultima frase illustra bene questa relazione. Dopo
che i bambini hanno vissuto molte volte questo gioco, anticipano la
salita alzando le spalle per evitare il solletico, o al contrario
aspettano l’estremo limite per schivare il solletichino. Anche il ritmo
interno della frase è interessante perché accelera. Giocando
nell’anticipare, accompagnare o ritardare la fine, i b, giocano col
tempo. Lo spostamento sul corpo è associato al ritmo e alla durata della
frase, il corpo diventa spartito musicale e strumento di musica. Storia,
musica, memoria corporea, tutto concorre a godere di un tempo diverso.
VOCE E CORPO
Quando noi sentiamo un suono, non solo il nostro orecchio funziona, ma
anche tutto il nostro corpo, grazie alla vibrazione. Quando noi parliamo
e cantiamo, questa vibrazione è doppia : la vibrazione del nostro e
dell’altro corpo. La voce si muove per simpatia vibratoria. L’atto
vocale scatena all’interno del nostro corpo, tutta una serie di fenomeni
muscolari e vibratori. Si sa che il bambino durante i primi sei mesi,
sviluppa un repertorio di vocalizzi che comprende tutti i suoni di tutte
le lingue. I vocalizzi del neonato sono inizialmente legati al piacere o
all’insoddisfazione come alla presenza o all’assenza della madre. Grazie
alla voce, lei esprime e trasmette le sue emozioni e le contraddizioni.
La voce diventa un vettore, un passaggio della loro relazione intima e
alla vita con gli altri. Di fronte alla possibilità di perdere la voce
della madre, il bambino ritiene e ascolta i suoni che emette lui stesso.
Prova piacere a riprendere non le parole ma la musicalità delle parole
pronunciate dalla madre, dato che hanno un valore per lui. La voce umana
ricopre dunque una doppia funzione : rafforzare il legame ma anche
creare la distanza, occupare lo spazio ed il tempo che separano il
bambino da sua madre o dagl’ altri, creare uno spazio di gioco
personale. La voce è un riflesso dell’attenzione legata a lui, delle
sensazioni, che provengono dall’interno del corpo o dall’esterno.
Non creiamo, dunque, mai DISCORDANZA, RUDEZZA, IMPERSONALITA’ nel creare
questo « specchio sonoro ». questo dipenderà tanto dalla qualità vocale
che dal modo d’agire dell’adulto nell’ascoltare e nel proporre
musicalità. Lo spazio dove risuona la voce è quello del reale, del
vivente, della comunicazione.
Un adulto che canta con un bambino propone, mette a disposizione degli
oggetti sonori vari. Quando un adulto canta qualche cosa non è la
tecnica vocale e lo stile che contano, ma « l’autenticità » di colui che
canta. Cerchiamo delle canzoni che non abbiamo un fine esclusivamente
didattico, ma che diano priorità al gioco, all’espressione, ai continui
piaceri che la musica può portare. Senza il piacere, non esiste alcun
apprendimento.
E ‘ importante che la tonalità della voce sia naturale, affinché il
bambino discrimini le variazioni all’interno delle parole pronunciate. I
canti possiamo proporli come dei semplici testi musicati. Affinché un
canto piaccia, bisognerà esprimere uno stile, un respiro, una scansione,
una sequenza, ...
NINNA-NANNA
Le ninne-nanne cullano sia gli adulti che le cantano sia i neonati ai
quali è rivolta. E’ un momento di scambio intimo tra l’adulto ed il
bambino dove la melodia si mescola alle parole per indicare la
separazione, la paura, l’assenza ma anche il calore, il conforto
necessario per partire nel mondo dei sogni. Prima canzone che esprime
amore, la ninna-nanna è un involucro sonoro che procura un sentimento di
sicurezza del quale il bambino ne ha bisogno. Difatti, prima di
addormentarsi il bambino vive momenti di tensione, nervosismo, ansia. La
voce gioca anche qui un ruolo di passaggio, di trasmissione dall’adulto
al bambino passando dalla tensione al rilassamento, dallo stato di
veglia al sonno. Nel modo per farlo dormire non c’è che una maniera :
mentre si culla il bambino, si canta una canzone o un’aria improvvisata
su qualche nota. Il testo deve essere colmo di parole d’amore come papà,
mamma, più il nome del bimbo... con una respirazione corretta. In
risposta alle sue prime parole, le ninne-nanne utilizzano delle sillabe
ripetute come, dodo, sum-sum, nènè, nino... Le parole traducono le
preoccupazioni le più diverse, parlando del bambino, ma anche dell’adulto,
della sua storia, delle sue paure, o mescolandosi con la fantasia. E’
frequente sentire un bambino che si auto-coccola, canticchiando qualcosa
nel suo lettino, evocando momenti della giornata. Il neonato canticchia
per rimpiazzare la mamma, la sua voce, la sua presenza. Queste
improvvisazioni rappresentano un’esperienza vissuta e unica. Grazie a
questo gioco di voci, la madre (ricordata con dei suoni o col suo nome),
c’è in ogni momento della sua vita e può essere presente al momento del
bisogno : l’importante è che sia presente nella relazione, che
significhi legame d’amore per il bambino.
IL LUOGO ADATTO PER SUONARE
Riguardo al luogo dove svolgere l’attività musicale. Per cantare, una
stanza, luogo che risuona potrebbe essere interessante, dato che
l’acustica amplifica la voce e ne mette in valore il timbro. Se si vuole
suonare con degli strumenti musicali, bisogna trovare uno spazio che non
risuoni troppo al fine di poter identificare i suoni e apprezzarne le
varianti. Prendiamo coscienza dell’acustica per constatare l’adeguatezza
del locale.
Non dobbiamo alzare troppo il volume perché sennò il bambino smette di
vocalizzare o si mette ad urlare.
Non dimentichiamo una cassetta a tempo indeterminato, perché tutte le
fonti sonore devono essere un supporto pedagogico e quindi devono essere
proposte durante un’iniziativa e fino a quando i bambini sono
disponibili.
Esempio: durante un’improvvisazione vocale con gruppo di neonati, due
educatrici dialogano cantando delle sirene con l’aiuto dei tubi
armonici. I bambini vicino a loro si mettono a vocalizzare, ma in modo
molto diverso : alcuni lanciano dei suoni irregolari, a scatti, altri
trovano dei suoni di gola, gravi, profondi ; altri ancora ne ripetono
alcuni suoni acuti. Si è sviluppata una vera polifonia dove ognuno
volesse farsi sentire e sentirsi. Il corpo diventa come uno strumento
musicale da percuotere attraverso il battere sul petto, sul sedere,
delle mani , dei piedi, sulla testa... Diventa una ricerca di suoni, che
parte dall’ambiente che ci circonda : battere con i piedi forte per
terra o piano, irregolare o regolare, etc. Il volo , il canto degli
uccelli continuare creando una storia : con la famiglia, con gli
amici...
Importanti sono quegli strumenti che presentano delle cavità che fa da
risuonatore : la bocca, il battere sul petto o sulla gola, il battere
delle mani disposte come incavo. L’ascolto è un primo filtro del mondo
circostante, ha una funzione d’intelligenza. Con i neonati, quando il
bisogno è soddisfatto il desiderio non lo è mai. Difatti il desiderio di
comunicazione emotiva precede il bisogno di una comunicazione legata al
cibo. Non è facile trovare delle percezioni uditive e tattili che
mobilizzino l’attenzione dei neonati. Nella fase esploratoria di un
oggetto o di uno strumento, il bambino cerca di sentirne le vibrazioni.
SILENZIO
Il silenzio è anche musicale. Precede o conclude un brano con sospiri,
pause, respirazioni. E’ un silenzio relativo, la sua intensità dipende
da chi lo ascolta. Il silenzio crea le condizioni di un’espressione
sonora, verbale, o musicale. Il neonato ricerca continuamente dei
momenti di scambio, di sguardi, di contatti corporei e di cure, ma anche
dei momenti dove l’altro si mette in suo ascolto.
Bisogna creare molte situazioni d’ascolto. Il risveglio musicale è dato
dall’alternanza tra l’azione e l’ascolto, o associandole insieme.
Durante i giochi collettivi, l’ascolto del proprio gioco è spesso
causato dall’ascolto di un altro o dall’insieme del gruppo. L’ascolto
esiste in funzione di una musica viva, ritmata, animata dall’insieme.
Per un piccolo di qualche mese, l’ascolto è determinato
dall’esplorazione dello strumento : per es. il bambino gioca, si ferma
per un po’, poi riprende. Si riposa dal gioco, interiorizza il suono che
ha appena trovato, ha bisogno di silenzio ? Non si sa, è certo però che
l’ascolto è un’attitudine che egli possiede dalla vita fetale. Bisogna
offrire la voglia di scoprire i suoni dell’ambiente che lo circonda,
valorizzare la sua esperienza sonora di fronte a quella degli altri e
degli adulti.
NASCONDINO SONORO
Un ‘educatrice canta all’interno di uno strumento musicale,
trasformandolo in strumento a percussione amplificando la voce. I
bambini rispondono cercando di prendere il suono che proviene da dentro.
Durante questo gioca alterna l’attesa e la risposta, anche se il suo
obiettivo si fermerà quando troverà l’origine della fonte sonora
continuando a toccarlo.
Il bambino sente come un adulto, sopra i 4000 Hz la sua performance è
migliore. Che significato, quale rappresentazione il neonato ha dei
suoni che ascolta o che emette lui stesso ? M. Imberty ricorda l’ipotesi
secondo la quale emerge un’attività rappresentativa durante il periodo «
senso-motorio » di Piaget (esperienza sensoriale e motoria del bambino
per adattarsi al mondo esterno fino ai primi due anni).
“ATELIER DI MUSICA”
PER BAMBINI DELLA SCUOLA MATERNA,
PRIMO CICLO ELEMENTARI
Attraverso l’aiuto della musica, l’aspetto comunicativo viene percepito
in maniera totale: oltre alla comunicazione verbale, vengono impiegate,
espressioni “non verbali” (improvvisazione musicale ritmica e melodica,
esecuzione strumentale, ascolto, gestualità, espressività corporea,
movimento, danza).
La prima esperienza cognitiva e rappresentativa del linguaggio musicale
avviene durante gli anni della scuola materna attraverso la percezione,
l’elaborazione e la rappresentazione. Gli stessi orientamenti
didattici-musicali indicano come finalità principale il raggiungimento
di una competenza musicale già nella scuola dell’infanzia. Tale
competenza sarà il frutto d’attività sonore musicali tendenti a
sviluppare la sensibilità musicale del bambino partendo dal gioco fino
ad arrivare ad esperienze di gruppo, sempre sotto forma di gioco.
All’interno del “gruppo ”, il bambino preso singolarmente viene
coinvolto in un gioco dove l’elemento sonoro assume grande importanza
dal punto di vista relazionale, affettivo, emotivo, creativo,
comunicativo. Esistono nel gruppo svariate possibilità di interazione
(attiva o passiva, positiva o negativa, individuale, a due o addirittura
di gruppo). Il sintonizzarsi con l’altro si risolve spesso con un
processo dove la fiducia, l’alleanza, il rispetto, la collaborazione
diventano elementi prioritari.
Per questo motivo l’atelier di musica/musicoterapia da me proposto, si
presenta con una metodologia basata sull’animazione musicale. Si fonda
sulla ricerca multisensoriale ORFF e sulla psico-pedagogica riabilitativa
del Maestro Bianchi. Il metodo Orff impiega mezzi musicali, la parola su
base ritmica, ritmo libero e non, movimento, la musicalità del
linguaggio, la manipolazione degli strumenti coinvolgendo l’intero
aspetto sensoriale. Nella collaborazione spontanea e creativa il bambino
può esprimersi liberamente, usare la sua espressione con gli altri.
L’idea basilare di questa didattica sta nel procurare al bambino una
“DIMENSIONE MUSICALE” completa nella quale egli possa prendere coscienza
di sé, esprimersi facendo musica insieme con gli altri. Gli strumenti
usati, sono di facile utilizzo, senza forzare i tempi dei singoli
bambini.
Durante l’atelier, proporrò dei giochi utilizzando esperienze musicali
in cui si riproduce la musica nella più ampia accezione, coltivando
l’espressione creativa individuale e di gruppo in cui l’ascolto e
l’assunzione di stimoli ritmico-musicali costituiscono un mezzo di
comunicazione non verbale in grado di concorrere alla determinazione e
al consolidamento di particolari forme di relazione interpersonale e di
socializzazione.
•
FINALITA’ DEL LABORATORIO:
Realizzare un itinerario di lavoro volto a sviluppare le capacità
corporee e musicali nel bambino. Con questo progetto, attraverso il
gioco, propongo una formazione musicale da proporre al bambino basata
sull’esperienza diretta dello strumento, del corpo, del gioco.
Tutto parte dalla ricerca dei bisogni dei nostri bambini:
- di protezione;
- di esprimersi col proprio corpo;
- della propria affermazione come individuo singolo e irripetibile;
- della ricerca espressiva, dell’immaginazione;
- della conoscenza della realtà e nella sua comprensione;
- di relazioni interpersonali importanti, sia con i coetanei sia con
persone con un certo spessore affettivo;
- di uno spazio dedicato solo per loro.
• OBIETTIVI:
- vincere le proprie paure, saper contenere ed orientare le proprie
emozioni e l’aggressività nel rapporto interpersonale;
- stimolare l’espressione dei sentimenti per favorire la gratificazione,
l’autostima, la socializzazione e l’interazione incoraggiando al
sorriso, al gusto del vivere, proponendo esperienze positive e
gratificanti;
- favorire la creatività;
- promuovere un tipo di stimolazione attiva e multisensoriale;
- sviluppare libertà nell’espressività corporea;
- stimolare il contatto con la realtà, aprendo più canali di
comunicazione: espressivi, affettivi, di percezione e di comprensione;
- sviluppare al meglio le funzioni cognitive, attivando le capacità di
base: attenzione-concentrazione-percezione-osservazione-prontezza,
analisi e sintesi-valutazione-memoria, le capacità sensoriali ed
intellettive con possibilità di recupero dal punto di vista linguistico,
logico, matematico;
- migliorare la percezione dello schema corporeo e l’accettazione del
proprio corpo;
- migliorare la coordinazione oculo-audio-motorio, la manualità fine.
• STRUTTURAZIONE DEL
LABORATORIO:
Viene impostato un percorso musicale legato:
- all’improvvisazione ritmica, melodica, strumentale (strumentario ORFF);
- “dialogo sonoro”: comunicazione all’interno del gruppo di tipo non
verbale, gestuale, espressiva e fantasiosa;
- all’ascolto di suoni della natura, del mondo circostante con
successiva realizzazione;
- costruzione di strumenti musicali;
- riproduzione con materiale riciclato dei suoni circostanti;
- l’utilizzo della voce come scoperta del proprio suono “interno”, della
propria identità;
- giochi per il miglioramento delle capacità manipolative;
- il coordinamento della parola-gesto, per un avvio della lettura e alla
ricerca ritmica;
- il silenzio, il rumore come espressioni del movimento;
- il timbro, la durata, l’intensità, l’altezza dei suoni;
- creazione di ritmiche e melodie sulle quali proporre una storia;
- “immagini sonore”: riproduzione sonora, attraverso il corpo e gli
strumenti, di ambientazioni immaginarie stimolate anche attraverso
l’ascolto;
- giochi di coordinamento senso-motorio: il “direttore d’orchestra”, il
“pupazzo sonoro”;
- corrispondenza biunivoca fra le cinque dita e le cinque campane
pentafoniche, cinque tamburi, ecc;
- suoniamo le vocali: rappresentazione col corpo, fonomimica,
riconoscimento del suono;
- discriminazione dei suoni Forte/piano, Veloce/lento,
Crescendo/diminuendo: riproduzione ed esecuzione in diversi contesti;
- il ritmo nella parola (cellule ritmiche) e relativi simboli gestuali e
grafici;
- avvio alla danza ritmo-creativa, anche con l’utilizzazione delle
cellule ritmiche;
- “fonomimica” per la discriminazione e la riproduzione dell’altezza dei
suoni e degli intervalli attraverso l’espressione gestuale associata ai
gradi della scala;
- cenni generali sulla notazione musicale tradizionale.
L’intenzione finale è di concludere la nostra esperienza con la
realizzazione di una fiaba sonora.
• STRUMENTI MUSICALI PROPOSTI:
- strumentario ORFF (tamburi, tamburelli, piatti, maracas, triangolo,
legnetti, nacchere, sonagli);
- il corpo, la voce;
- flauti;
- campane pentafoniche;
- xilofoni,
- melodica.
• STRUMENTI NON MUSICALI: palloncini, pentole, stoffe, carta, pittura,
cartoni, materiale riciclato (strumenti musicali fatti con materiale
riciclato), maschere, cappellini.
• DISCOGRAFIA
Tutti i generi musicali sono ben accetti. L’importanza che riveste la
musica classica è ineluttabile.
MUSICHE PER SCARICARE ENERGIA:
- ritmi africani, tribali; musiche etniche.
MUSICHE PER DISTENDERSI:
in genere tutta la musica
barocca.
- SUONI DELLA NATURA, NEWAGE;
- ALBINONI T. “Adagio;
- VIVALDI A. “Le quattro stagioni”, Concerti;
- PACHELBEL. J “canone e giga “ in DO M.;
- MOZART. W.A. “Concerti per pianoforte ed orchestra”, “Sinfonie”,
“Piccola musica notturna”, ecc;
- BEETHOVEN L.V. “ Sinfonia n°6 in Fa M La Pastorale”;
- GRIEG E.H. “PEER GYNT, Suite n°1 Opera 46 Il Mattino”;
- SCHUMANN, ELGAR, BRAHMS raccolta di brani.
- CD: LULLABY, raccolta di 24 brani per distendere il vostro bambino.
- CD: FAI LA NANNA CUCCIOLO MIO, relax per bambini piccoli.
- NINNE NANNE, Raccolte.
MUSICHE CON DIVERSE RITMICHE:
- TSCHAIKOWSKY P.I. “Lo schiaccianoci”;
- ROSSINI G. “La gazza ladra”, Ouverture;
- STRAUSS J. Jr. “Tritsch Tratsch Polka” Opera 214, “La Marcia di
Radetzky”;
- MARCIA in genere, VALZER in genere, Berçeuse, Barcarole, Ballate.
- IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI, Saint-Saens.
• BIBLIOGRAFIA:
ALIX ZORRILLO PALLAVICINO, Gioco musicale e apprendimento, Editrice la
Scuola, Brescia 1998.
BIANCHI G. CLERICI BAGOZZI, Crescere con la musica, Angeli Edizioni,
Milano 1984.
BIANCHI G., Gru gatto topo e il paradiso degli animali, Angeli Edizioni,
Milano,1992.
ORFF G., Musicoterapia Orff, Cittadella Editrice, Assisi,1982.
ROI G., Il bosco magico, Derga Editore, Genova,1996.
TESTA A., Giocare con i suoni, Editrice Ricordi, Milano, 1999
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